Come fare questo il marito non ha bevuto una targa

Dopo 8 anni di matrimonio il marito trova questa foto ...

Medicina di alcolismo a diabete

Sul nostro sito web sta nascendo un vero e proprio dizionario condiviso delle parole perdute, un contenitore sempre più capace di raccogliere quelli che erano modi di dire, termini ormai desueti, perlopiù figli di un dialetto, il nostro, che oggi si fa sempre più fatica a tramandare.

E come fare questo il marito non ha bevuto una targa fuori i termini più crudi della vita contadina, ma anche i raffinati francesismi, legati alla dominazione napoleonica: pensiamo al nostro pranzare, disner, molto simile al dejeuner francese. Non tutto è perduto. Certo, per chi oggi si ostina a parlare nel nostro dialetto, molte di quelle parole risultano tutto fuorché perdute. Non credo ci sia tanto, ma Ricordo gli scritti di Gastone Tamagnini che in Correggio era un didattico e scrittore di Dialetto Emiliano ,ricercante proprio la Stesura e Scrittura per Accenti, che sicuramente è di Fonetica FrancesoideAi tempi di scuola non lo capivamo proprio, non capivamo perché scriveva in dialetto.

E la lira? E riguarda la vita contadina come quella di città. E viene ancora una volta dal francese. Tornerebbe la lira? Come avrete visto, in coda a questo nostro articolo ci sono già alcune centinaia di commenti. Il progetto. La nostra idea è presto detta: realizzeremo qui il dizionario del dialetto perduto, aggiungendo via via le voci e le espressioni tipiche correlate da voi suggerite.

Quando il file sarà In coda, elencheremo tutti coloro che ci avranno aiutato, perché questo è come fare questo il marito non ha bevuto una targa bellissimo lavoro collettivo che noi abbiamo ideato, ma che senza di voi non andrebbe da nessuna parte.

E chissà che non ne venga fuori un bel libriccino Leggi: i 15 errori più frequenti nel dialetto parlato dai più giovani. Stuoie di canna intrecciate sulle quale venivano stese le foglie di gelso per allevare i bachi da seta Angelo Ferretti. E' la parola che ogni volta che pronuncio mi ricorda la mia cara nonna Maria, quindi è una parola a me molto cara Betty Pioli. Pisello, come in francese ma pronunciato alla reggiana facendo sentire la T e usato quasi sempre al plurale ghet mes l'arviot?

Icelo Iori. Praticameint un vec camion, i conducint eren i biroser Marco Mirco Nibbi. Bastone leggermente arcuato con due tacche ai lati per agganciare il manico dei secchi da portare a spalla Valdo Cosmi. Cibo masticato. Una volta non esisteva il frullatore, allora le mamme per dar da mangiare ai propri figli mettevano in bocca il cib0o troppo duro, lo masticavano e lo davano da mangiare ai figli Andrea Cacciavellani. La bola non è altro che la segatura, quella che a scuola il bidello spargeva sul pavimento per asciugare la pioggia portata dentro dalle scarpe bagnate dagli scolari.

Stia in ferro a forma di cupola con apertura in alto dove si mettevano i pulcini appena nati con la chioccia. Stendere il bucato. Quando il bucato lo ritiri, si dice, tirer deinter la bugheda Denis Ferretti. Sergio Vaiani. Si legge con la esse sibilante, come per il pronome Esso. Vuol dire come fare questo il marito non ha bevuto una targa marcio, oggetto di origine mitologica che nessuno ha mai visto in natura.

Di persona dalla scarsa igiene personale, si diceva "at pos cme n'endes", cioé puzzi come un uovo marcio. L'è un fedeg Armano Fratti. Era il chiacchiericcio pomeridiano o serale come passatempo. L'origine sembra essere il dipanare una matassa di lino, il filo del discoso o delle cose avvenute nel quotidiano. Fabio Ferrari. Piccola struttura in muratura con il centro scavato in cui si mettevano a bagno i panni per il bucato Antonella Vinceti.

Bighellone, si diceva una volta "te come fare questo il marito non ha bevuto una targa un giandloun", del ragazzo che resta in casa a non far nulla Massimo Cavazzoni. Oggetto di nessuna importanza, al come fare questo il marito non ha bevuto una targa da non ricordarne neppure il nome.

L'artigiano diceva al garzone, "dam cul gnacher lè", per intendere passami quel pezzo. Oggi la parola è usata solo per identificare il torneo di basket amatoriale che si svolge ogni estate da oltre 30 anni, e che si scrive Gnaker, con il kappa.

Granadoun è la scopa da esterno in bambù o ramaglia di nocciolo, la classica scopa delle streghe o anche dello spazzino Paola Cerlini. Grande attrezzo in legno fatto a V trainato da un trattore o altro che veniva usato per pulire le strade dalla neve fino agli anni 60 Valdo Cosmi. Anche nella versione femminile latarola, indica il commerciante che gestiva una latteria, categoria merceologica oggi scomparsa. Un tempo andava anche casa per casa a vendere il proprio latte, tanto che al pomeriggio in famiglia ci si chiedeva "l'è bel pasè al latarol?

Sinonimo di cagnoss anche quando la roba stesa ad asciugare prende l'umidità della sera Alex Caprari. Da pronunciare con la esse grassa, come quando si dice "vai a Massenzatico". E' la traduzione reggiana di letame. Si usa anche nel detto popolare, "l'era talmeint brot che l'an butè in d'la masa", era talmente brutto che l'hanno buttato nel letame. Vuol dire sporco, ma nel linguaggio delle donne di una certa età significa piuttosto sporcaccione. Le mamme usano questa parola verso i figli piccoli per dire, "vat a laver ch'at fè schifa da tant che t'è melnet", vatti a lavare che fai schifo da tanto che sei sporco, ma le donne più mature parlando di qualche maschio della loro età quando dicono "l'è seimper stè un melnet" intendono quello là è sempre stato un puttaniere.

Un detto che si attaglia perfettamente a chi non si adatta alla modernità. E' la traduzione reggiana di anatra, e in questo contesto è usata da agricoltori e allevatori. Nader è il giovane che si atteggia o si abbiglia in modo ridicolo credendo di essere alla moda "al per un nader", sembra un'anatra oppure che beve in maniera smodata, non tanto in riferimento al lambrusco quanto all'acqua. Si dice infatti "al bev cm'un nader", beve che sembra un'anatra.

Le ascelle. Decisamente superflua la spiegazione etimologica di questa parola, come sottolinea nel suo post il nostro lettore Gianni Pioli. Da pronunciare con un timido accento sulla i finale, indica la persona che si comporta da sciocco o che ha qualche problema nella testa. Classica è l'esclamazione "pover nesi", povero scemo. Al significato di alcuni termini che il dialetto reggiano ha mutuato da altre lingue, è facile e intuitivo arrivare, per assonanza o associazione di idee.

E il titolare della tabaccheria? Donna paciosa, tranquilla e pacifica. Ecco alcune fraso della zia Esperide. La pasinsia l'è al companadegh di coioun.

La pasinsia l'è come la pesa, subet t'la tin, po dopa la te scapa Vanna Beggi. Camicia da notte. Quando un uomo ha la camicia fuori dai pantaloni si dice che ha la pataia fuori Antonella e Anillo Vinceti. Attrezzo da calzolaio in ferro per battere le suole delle scarpe dopo l'incollatura Valdo Cosmi.

Siamo sempre nel settore agricolo, pit infatti vuol dire tacchino. Non a caso le vecchie zitelle ancora oggi, parlando con coetanee che hanno avuto la stessa sorte, raccontano per vantarsi "da zovna, me ghiva un pit Fer San Martein vuol dire traslocare, espressione che trova radici nella tradizione agricola della nostra terra Fabio Ferrari.

Si usa nell'espressione "in sband" riferito alle finestre, che vuole lasciare le finestre completamente aperte Osvaldo Spadoni. La forma più reggiana di ganassoun, uno che millanta, che parla per mostrarsi importante quando non lo è. Qualcosa che fa venire la pelle d'oca, come il gessette che stride sulla lavagna Claudia Lambruschi. Con questa parola si indica il soprannome affibiato a una persona.

Enzo Merzi. La parte verde dei cipollotti, da cui sgarbasoun o scarpasoun, in italiano erbazzone Bruna Gazzetti. Posto dove il sole batte nelle giornate fredde: Ster a la spulecia significa stare al sole per riscaldarsi un po'. Lorenzo Pedroni. Si diceva anche: 't piant un stavajoun in t'al cul e po' 't fagh voler c'm un tavan Angelo Codeluppi.

Tipo di corda che si accendeva come fare questo il marito non ha bevuto una targa lampade a petrolio per illuminare dove ancora mancava la corrente elettrica Valdo Cosmi. Persona che gira per le case a raccogliere stracci, ferraglia e roba che non si usa più, il padre della raccolta differenziata Claudia Lambruschi. Passaggio nella neve. Si diceva una volta: fer la come fare questo il marito non ha bevuto una targa, o anche fer la strazeda, aprire un passaggio nella neve Loris Rossi.

Daniele Zanoni. Letteralmente sta per "uomo che abita in villa", cioé in campagna, e quindi contadino. Oggi ha ingiustamente un sapore offensivo, quando in realtà in tempi di slow food e Terramadre potrebbe addirittura suonare a complimento.

Del tutto desueto l'insulto "bestia d'un vilan". Letteralmente: biscia che si sposta sinuosamente dal francese antico: bisse qui bouge. Dicesi di via tutta curve. Es: Là in fond la strèda l'è tuta una bisa-boga, pina ed curvi; cioè: laggiù la strada ha un andamento tortuoso, pieno di curve. Es: quand al pèrla al fa tuti dal bisa-boghi; cioè: quando parla tende a dilungarsi in discorsi molto tortuosi. Enrico Vaccari.

Dicesi di chi svolge un'attività di malavoglia e con molta lentezza. Letteralmente "chi si veste come portasse un sacco", dicesi di persona dall'abbigliamento poco curato e disordinato.

Es: t' è un veir sacloun, sei veramente una persona come fare questo il marito non ha bevuto una targa disordinato e poco curato. Letteralmente "sgualcito", dicesi di di indumento. Es: al ghà al breghi tuti sleisi, ha i calzoni completamente sgualciti. Letteralmente: grossa zucca.