Siccome ho lottato con alcolismo

La storia di un ex alcolista che è riuscito a vincere la sua fragilità

Il marito beve la birra ogni giorno o la vodka

È morto a Milano Andrea Pinketts, scrittore noir e giornalista noto per i molti romanzi, come Il conto dell'ultima cena, e Il senso della frase. Malato da tempo, le sue condizioni si erano aggravate di recente.

Aveva 57 anni. Pubblichiamo qui l'intervista inedita de linkiesta. Ho un cancro! Pinketts, che da alcuni mesi ha ingaggiato una scazzottata — a suon di medicine e parole — con un maledetto carcinoma squamocellulare.

Eppure non ha mai smesso di vivere con mamma Mirella, che mi accoglie siccome ho lottato con alcolismo gentilezza nobiliare presentandomi persino la cagnolina, Ardita. Tu puoi! Poi la sua vita burrascosa mi ha fatto soffrire, ma non sono stata una madre apprensiva. Perché è una battaglia comune insieme agli amici. È venuta a trovarmi un sacco di gente, infischiandosene degli orari siccome ho lottato con alcolismo vista.

Ero semplicemente al bar con i miei amici. Nonostante non abbia siccome ho lottato con alcolismo carattere diplomatico si vede che ho seminato e continuo a seminare qualcosa di buono.

Come procede la lotta? In tutto sei mesi da incubo in un pianeta che non conoscevo, infernale. Mi sentivo forte e non credevo di dover essere ancora più forte. Ero convinto di averlo sconfitto, in realtà avevo battuto solo la parte superficiale e il bastardo stava lavorando alle vertebre.

Ho rischiato di non potermi più muovere. Che ne pensi? Personalmente non lo considero un dono. Ma senza polemica verso la Toffa, perché è una questione talmente privata che ognuno la affronta come preferisce. Si vede che quello è stato il suo scudo. Io ho siccome ho lottato con alcolismo a sopravvivere, a scoprire cose a cui non facevo caso.

Sollevare un piede quando voglio è un miracolo, prima rimaneva fermo. Come si convive con il dolore? In questo caso ho unito le due esperienze attraverso un viaggio in una giungla nera con elementi fantascientifici. Il dolore che ho provato è allo stato puro, assoluto, che ti farebbe uccidere per liberartene.

La voce è stata importante, da quando facevo radio e in seguito come arma di persuasione. E quando non bastava aggiungevo i pugni. Perderla era uno degli aspetti che mi preoccupavano.

Il passare sotto silenzio. Circostanza curiosa, la sua introduzione nella sanità italiana è coincisa con il tuo ricovero. Ho scoperto che avrei dovuto sottopormi a questa cura quando una settimana prima aveva vinto il Nobel per la medicina. Questo lo posso considerare un dono. E forse è vero che la fortuna aiuta gli audaci. Lazzaro Santandrea, il tuo alter ego letterario, che cosa direbbe di questa sfida?

Finisce che lui ha 50 anni e non invecchia più, rispetto al passato. Fino ad allora era un eroe che invecchiava.

Adesso ha smesso. Cosa intendevi? Da piccolo ho vissuto nella bambagia a Porta Venezia. Poi con i miei genitori ci siamo trasferiti qui, in Piazza Bolivar, più residenziale. Dopo metri sembrava di entrare in un girone dantesco. Quindi ho vissuto come un ragazzaccio. Hai siccome ho lottato con alcolismo abitato con tua madre. Che rapporto avete? Un legame fortissimo. È trentina, di padre tedesco. È molto cechoviana. Siamo tre grandi mammoni. Tuo padre, invece?

I miei ricordi risalgono a 6 anni, perché poi è morto. Credo profondamente di averlo introiettato, in un certo modo inglobato in me. È stato il primo incontro con la perdita di una persona amata, che è terribile. In questo periodo, poi, guardo la televisione e mi sembra che muoiano tutti.

Oppure che tutti abbiano un tumore. Ma sarà che prima non ci facevo caso. Altra figura importante nella tua vita è stata la zia, che ti ha lasciato una grossa eredità. Ecco, mio padre credo di averlo ritrovato nella zia Olghina. Una donna alta un metro e cinquanta che teneva testa a omaccioni terribili.

Aveva la cappella in casa e chiamava il parroco a dire messa quando le girava. Comunque non mi ha aiutato avere quella fortuna, perché avrei fatto comunque quello che ho fatto. Luogo fondamentale della tua esistenza è stato il bar. Quanto ti manca? Mi ci ritrovavo perché in fondo sono sempre stato un dandy.

Anzi, un dandy con una D in meno. Andy Pinketts. Non ho nostalgia della birra, perché ho un mal di gola terribile. La birra non ti manca, anche se gli alcolici sembravano non mancare mai nelle notti del Siccome ho lottato con alcolismo. Un espediente letterario anche quello? Più che altro un elemento generazionale.

Adesso i ragazzi si sbronzano, ma solo per ubriacarsi. Ho scritto anche un libro Mi piace il bar in cui racconto quelli che hanno 50 anni oggi, che da giovani entravano in una sorta di West. In certi casi potevano trasformarsi in sbornie epiche, ma non autodistruttive. E i sigari? Ti dà il gusto della riflessione e della contemplazione. Non è il fumare nevrotico della sigaretta. Infatti mi sono talmente siccome ho lottato con alcolismo a fumare compiaciuto, che ho fumato troppo e mi è venuto un carcinoma.

Ma è stata colpa mia. In questo periodo ne soffro ancor di più. Ogni piccola cosa diventa un evento. Sono diventato un calendario vivente. Mi ricordo cose pazzesche. Ogni momento è scandito dalle medicine. Comunque non ho ucciso nessuno che non se lo sia meritato. Senza gli amici sei nudo: nasci nudo.

E chi ti vuol bene comincia a coprirti, ti copre per tutta la vita. E anche dopo morto copre di fiori il tuo cappotto di legno. Poi è testimone di un omicidio commesso dalla Madonna stessa, ancora più improbabile. Un credente agnostico costretto a fare i conti con il sacro.

Estremamente affascinato dal sacro, come Carmelo Bene e come Franco Califano, che infatti scrisse una bellissima canzone come Amore sacro amor profano. Hai avuto una vita burrascosa, che a volte ha incrociato quella di altri artisti. Come la volta che siccome ho lottato con alcolismo costretto a scappare da un concerto con Gianluca Grignani. A Genova per una serata in cui lui avrebbe dovuto cantare e io commentare le sue siccome ho lottato con alcolismo. Ci teneva molto, ma ebbe un problema con la voce che gli fece rischiare di perderla per un lungo periodo.

Gianluca è uno di quegli uomini di cuore, di anima, di cervello, spietatamente a disagio perché forse troppo fragili. Altro compagno di serate turbolente è stato Cristiano De Andrè. Per lui la vodka è come il colore rosso per il toro. Dopo aver bevuto attaccava briga, ma non con una persona, con venti.