Parkinson e alcolismo

MORBO DI PARKINSON: Un disturbo ingravescente - Cosa devi sapere adesso

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Una particolare attenzione richiede la famiglia del giovane paziente parkinsoniano. I familiari svolgono un ruolo molto importante nei momenti felici della vita e ancora di più nei momenti difficili. Sono loro le persone alle quali ci rivolgiamo quando abbiamo bisogno di parlare o di avere un supporto fisico o emotivo.

Ma anche i familiari hanno bisogno di sostegno di fronte alla malattia di un loro caro. A volte potrebbe giovare ai familiari intraprendere un percorso terapeutico attraverso sedute di psicoterapia che sono di grande sostegno e aiutano a mantenere una buona qualità di vita, oppure partecipare ad un gruppo di auto mutuo aiuto insieme con altre persone che vivono situazioni simili o semplicemente rivolgersi ad una persona amica che sa ascoltare ed essere vicina nei momenti più difficili.

Per la cura ed il controllo della malattia di Parkinson risultano di primaria importanza due fattori: la diagnostica e il trattamento farmacologico. Le indagini di neuroimmagine strutturale RMN Risonanza Magnetica Nucleare encefalica e funzionale scintigrafia cerebrale consentono un più precoce inquadramento diagnostico Parkinson e alcolismo conseguentemente una più rapida decisione terapeutica negli stadi iniziali della malattia.

Per Parkinson e alcolismo trattamento del Parkinson giovanile non va dimenticato che ai giovani spetta un decorso di malattia molto lungo. Se la terapia con i farmaci è sostanzialmente la stessa Parkinson e alcolismo tutti i pazienti parkinsoniani, nella cura dei malati più giovani occorre tenere conto del decorso più prolungato Parkinson e alcolismo malattia.

Anni di terapia con levodopa possono portare alla comparsa di effetti avversi e con il progredire della malattia possono emergere delle manifestazioni cliniche che risultano resistenti alla levodopa; per questo motivo i giovani non sono inizialmente curati con la levodopa Parkinson e alcolismo con altri farmaci antiparkinson.

A differenza del paziente parkinsoniano più anziano, le contrazioni distoniche di una zona focale del corpo comunemente il piede possono costituire il disturbo Parkinson e alcolismo avvertito dalla persona giovane. Questi farmaci sono spesso utilizzati in associazione per fornire una risposta terapeutica ottimale e con minori effetti collaterali.

La levodopa, il farmaco ancora più utilizzato ed efficace nel trattamento di questa malattia, dovrebbe essere aggiunta, ai dosaggi più bassi possibili, quando altri farmaci antiparkinson non sono in grado di controllare adeguatamente la sintomatologia oppure nel caso in cui possono essere proficuamente aggiunti altri farmaci al regime terapeutico in corso qualora si osservi una riduzione della risposta alla levodopa a bassi dosaggi.

Dati recenti indicano che la malattia nei pazienti con il Parkinson ad esordio giovanile evolve più lentamente e, probabilmente, con un decorso più regolare rispetto ai pazienti anziani. In questo gruppo di pazienti si è osservata una diminuzione dei disturbi cognitivi. I pazienti affetti da Parkinson giovanile costituiscono un gruppo particolare di soggetti. Se, nel decorso della malattia, una particolare attenzione è data ai numerosi bisogni della persona, la salute psicologica e fisica del paziente potrà essere tutelata maggiormente e più a lungo.

I sintomi più comuni della malattia di Parkinson comprendono il tremore, la Parkinson e alcolismo muscolare e la bradicinesia. I primi sintomi sono comparsi nelavevo 52 anni. Si ripeteva almeno sei volte al giorno. È continuato per due anni. Infastidito da questo disturbo ho consultato il neurologo, più volte, finché mi propose una elettromiografia, che rifeci dopo un anno.

La scrittura era cambiata: partivo con lettere di grandezza normale e arrivavo a lettere ridottissime, illeggibili. Notai che quando Parkinson e alcolismo in ferie tutti i sintomi scomparivano. Ho cercato rimedi anche con terapie alternative e riabilitative: agopuntura, omeopatia, fisioterapia, massaggi. Dopo otto anni dai primi sintomi, i miei familiari notarono che facevo delle smorfie Parkinson e alcolismo che avevo una faccia inespressiva.

Io non me ne accorgevo. In quel periodo il tremore della mano destra si estese anche alla gamba Parkinson e alcolismo. Ora mi tremano entrambe le gambe e meno la mano, i miei movimenti sono rallentati e faccio Parkinson e alcolismo corti. Fu allora, solo dopo otto Parkinson e alcolismo, che mi fu fatta la diagnosi.

La mia Parkinson e alcolismo per tutti questi anni non era stata presa in considerazione dai medici. Insistevo per fare una TAC, ma loro dicevano che non serviva. Sono subito rinato: mi è sparita la depressione ed è diminuito il tremore continuo. Se mi distraggo va molto meglio: mi rilasso facendo un solitario Parkinson e alcolismo le carte da gioco e il tremore diminuisce più velocemente. Mi aiutavo bevendo molto durante il pasto. Con la cura questo disagio è sparito. Purtroppo non dormo più come una volta.

Mi sveglio spesso e con molta fatica riesco ad Parkinson e alcolismo gli occhi, le palpebre sono come incollate. La comparsa del tremore di Parkinson e alcolismo agli altri mi fa vergognare, mi mette a disagio. Il linguaggio e il timbro della voce si sono modificati: a volte non mi escono le parole e ho la tendenza a balbettare.

Questo mi fa arrabbiare perché gli Parkinson e alcolismo non possono capire come ci si sente, ma nella mia testa le parole ci sono. Mi blocco quando devo leggere un testo di fronte agli altri. La storia di Bruno è questa. Bruno è solo, con i suoi sintomi. Li comunica, più volte, nel loro evolversi, agli esperti, per sapere se corrispondono ad una malattia. Per molto tempo nessuno riesce a trovare il vero nome, quello definitivo.

Allora Bruno fa da sé, passa direttamente alle cure. Incontra terapeuti e guaritori, senza guarire. Bruno sembra rassegnarsi ai nuovi sintomi che incalzano, più complessi. Ha vergogna perché sono visibili. Non ha più voglia di fare… Infine reagisce. Impone un iter diagnostico. E con giusta terapia rinasce. Comincia il lungo periodo di adattamento. Con questa storia Bruno formula ai medici una serie di domande.

Perché non hanno saputo ascoltare e comprendere i miei sintomi? Perché non me li hanno spiegati? E tace una presenza, quella di una figura di riferimento, di un accompagnatore, che spesso è il medico di famiglia. Uno degli aspetti problematici posti in Parkinson e alcolismo da Bruno riguarda il ritardo con cui viene riconosciuta la malattia. Sulla Parkinson e alcolismo di una prima impressione, possiamo convenire sul fatto che questo ritardo ci sembra eccessivo.

Ma allora quali sono le manifestazioni e i sintomi più suggestivi che possono far pensare al debutto di una malattia di Parkinson? Il ritardo diagnostico medio è stimato intorno ai cinque anni. In qualche caso Parkinson e alcolismo i piedi possono tremare, quasi sempre in modo più evidente dal lato in cui è iniziata la malattia.

Conseguenza della bradicinesia è anche la ridotta espressività del volto ipomimiauna modificazione della grafia che diventa più piccola man mano che si procede nella scrittura micrografia e una modificazione della voce che diventa flebile Parkinson e alcolismo monotona. Il sintomo meno conosciuto, nella maggior parte associato a bradicinesia, Parkinson e alcolismo la rigidità che è un termine che sta ad indicare un aumento del tono muscolare a riposo o durante il movimento.

La diagnosi della malattia di Parkinson è essenzialmente clinica. Le metodiche di neuroimmagine strutturali e funzionali hanno avuto una rapida espansione e diffusione negli ultimi anni.

Parkinson e alcolismo tomografia computerizzata ad emissioni di singoli fotoni SPECT Parkinson e alcolismo ha avuto negli ultimi anni ampia diffusione sul territorio nazionale. E, sappiamo, che queste cure si esplicano in modo duraturo e prolungato e richiedono una considerevole quantità di tempo e di attenzione, anche se proporzionalmente, rispetto agli altri malati con cronicità, i malati di Parkinson non risultano molto numerosi.

Qual è il ruolo della Medicina Generale nella cura di questi malati? Lo stesso accade Parkinson e alcolismo i malati percepiscono un sintomo o un problema nuovo che cambia il corso della loro malattia. Spesso sono sintomi soggettivi, spesso sono mal definiti e sono variamente assortiti. Per la loro portata emotiva richiedono altrettanta attenzione dei segni obiettivi e altrettanta cura perché possono risultare più invalidanti dei sintomi prodotti dalla malattia stessa.

Perché egli conosce qualcosa del futuro del malato che egli non sa. Infine, ma non ultimo, la Medicina Parkinson e alcolismo avrà cura delle cure. Ed ogni condizione si caratterizza per le proprie epicrisi, per le sue specifiche cure e per ciascuna si possono registrare interventi di numerosi altri consulenti.

Come entrano gli specialisti in questa squadra? Parkinson e alcolismo ruolo degli specialisti neurologi è ovviamente Parkinson e alcolismo per tutte le tappe del processo diagnostico, terapeutico e anche assistenziale. Lo specialista neurologo deve interagire con altri specialisti esempio: geriatra, urologo, dietista, psicologo, fisiatra,…. Tale coordinazione deve aprirsi e creare un canale privilegiato con il medico di medicina generale, integrandolo attivamente in tutti i percorsi diagnostici, terapeutici e riabilitativi.

Centrale è che il malato stesso sia protagonista del suo percorso. Ed in tal senso è molto importante la funzione delle associazioni dei malati e familiari. Bisogna sensibilizzare le Aziende del Servizio Sanitario Nazionale a realizzare sul territorio servizi socio-sanitari e assistenziali dedicati: ambulatori specializzati, Day Hospital terapeutici, assistenza domiciliare integrata, … Ma è necessario che tali servizi siano studiati e mirati sui problemi concreti dei malati, nella loro specifica varietà.

Tale integrazione socio-sanitaria ha una importanza notevole per la salute stessa dei malati. Riprendiamo la storia di Bruno, riscrivendola, a più mani, come sarebbe potuta essere se… ci fosse stata più attenzione, più comunicazione.

Bruno è preoccupato da un sintomo che Parkinson e alcolismo ripete. Consulta il neurologo, tacendo i suoi dubbi, i suoi timori. E condiviso. Il nome Parkinson e alcolismo malattia temuta è subito espresso. E negoziato. Si delinea la figura professionale di riferimento: per Bruno è lo specialista, per altri il medico di famiglia. I sintomi continuano.

Bruno ritorna dal neurologo, più volte. I sintomi peggiorano, se ne aggiungono di nuovi, alcuni difficili da interpretare. Bruno non li accetta.

Se li Parkinson e alcolismo nascosti. Si isola. Vede la mia mano come trema? Mi sale una tensione dentro.