Alcolismo di gioventù questo

Le voci degli alcolisti anonimi di Milano

La cura di alcolismo in Novokuznetsk è libera

Martina ha 15 annil'alito che sa di grappa e il naso sporco di sangue. Alle due di pomeriggio è seduta sul ciglio della strada nel centro di Milano, tra autobus che la sfiorano e passanti che la ignorano. Ha gli occhi socchiusi e l'aria assente. Poi si riaccende, vede che non è sola e racconta senza imbarazzi le sue giornate: "Tutte uguali", dice: alcolismo di gioventù questo mattina passo dal supermercato e compero birra, grappa e pseudo soft drink.

Poi arrivo a scuola e mi faccio dare i soldi dai compagni che bevono con me. Ci chiamano i bottiglioni alcolismo di gioventù questo, ma chi se ne alcolismo di gioventù questo.

All'intervallo andiamo nei bagni e ci sfondiamo di alcol, dopodiché torniamo in classe e stiamo da dio. A volte ci assopiamo pure, mentre i professori fanno lezione e fingono di non vedere. O forse non si accorgono proprio, questo non l'ho ancora capito". Solo che alcolismo di gioventù questo, 27 settembre, le lezioni sono finite male.

Uscita dal liceo scientifico, Martina è andata in confusione ed è caduta con il motorino. Allora tutto è girato storto e "m'è venuta la paranoia". Ma non c'è problema, dice: "Questo weekend lo passo in casa a studiare. Leva il sangue dal viso con un fazzoletto rosa, si aggiusta in spalla lo zainetto e saluta: apparentemente normale. Contenitore perfetto per nascondere il suo problema. Quello che Silvio Garattini, direttore alcolismo di gioventù questo di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, definisce un'epidemia culturale tra i giovani.

Il alcolismo di gioventù questo per il bere: a qualunque ora, senza limiti. Per la voglia di ubriacarsi, di fulminarsi e andare altrove: "In una dimensione irreale dove i ragazzini alcolismo di gioventù questo un'identità", dice Emanuele Scafato, direttore dell'Osservatorio nazionale alcol all'Istituto superiore di alcolismo di gioventù questo "Un buco nero nel quale troppi minori scivolano senza accorgersene".

Peggio ancora va con gli adulti: "Nel senso che sottovalutano gli abusi alcolici dei figli", dice Scafato. In questi giorni l'attenzione è centrata sulle tabelle antisbronza che discoteche e pub espongono dal 23 settembre vedi box a pag. L'obiettivo è limitare i danni del sabato sera, centinaia di ragazzi che puntualmente alcolismo di gioventù questo schiantano in automobile. Ma il problema parte prima, molto prima della maggiore età. Dal al il consumo di alcol fuori pasto tra i 14 e i 17 anni è passato dal 12,6 al 20,5 per cento: con le ragazze salite dal 9,7 al 17,9 e i maschi dal 15,2 al 22,7.

Il che è l'opposto dello stereotipo nazionale: quello dell'adolescente con il goccio di vino a tavola, sotto lo sguardo complice di mamma e papà. Ma è in linea con il 19,9 per cento dei ragazzi che tra gli 11 e i 15 anni bevono alcol almeno una volta l'anno 54,7 nella fascia tra i 16 e i E con il 7 per cento che tra i 14 e i 17 anni ammette di bere alcolici almeno una volta la settimana.

Francesco alza le spalle, quando sente le statistiche. C'è anche la sua storia, in questi alcolismo di gioventù questo, ma non gli importa. Da tre anni ha finito le scuole medie, fa il manovale nei cantieri fuori Roma e alle 11 del mattino gira per le impalcature con una bottiglia di birra in mano. Sei mesi fa, racconta, è andato in crisi: "L'idea di scaricare mattoni a vita m'ha mandato ai matti". Allora ha provato a cambiare settore: fattorino, magazziniere, idraulico. Porte chiuse in faccia.

A 16 anni, con euro al mese in nero, si è sentito finito. E ha iniziato a bere: prima in compagnia, tutte le sere "birra, vino, whisky, ma anche sambuca e amari"; poi sul lavoro, senza pensare ai rischi. Finché un giorno è caduto da un primo piano e si è spaccato un braccio. E io ho risposto: esagero, invece. Meglio ammazzarsi di vino che 'sto strazio ". I medici usano altri termini, per fotografare le baby sbronze. Parlano di binge drinkingl'abitudine a "consumare eccessive quantità di alcol per convenzione sei o più bicchieri in un'unica occasione".

Ma la questione non cambia: "I ragazzi italiani, a prescindere dalla latitudine e dalle classi sociali, hanno conferito al bere un potente ruolo sociale", dice lo psichiatra Michele Sforza, direttore del servizio Alcologia alla clinica Le Betulle di Appiano Gentile Como : "Ubriacarsi, per loro, è un po' come apparire in televisione: esalta l'esistenza, la giustifica e la proietta oltre gli ostacoli.

Niente a che vedere con la trasgressione: al contrario, gli under 18 si ubriacano per conformismo. Per farsi forza. Non vogliono essere sfigati e bevono: come tutti quelli alcolismo di gioventù questo li circondano". Le conseguenze rimbalzano sui quotidiani. A Belluno, questa estate, una quattordicenne è stata ricoverata in coma etilico dopo un festino diurno. Sempre in Veneto, il 'Gazzettino' ha titolato: 'Trecento adolescenti l'anno in coma etilico'.

A Rimini, il pronto soccorso ha registrato in due mesi giugno e luglio casi di forte alterazione alcolica, con il 40 per cento delle ragazze tra i 16 e i 22 anni. Molti non vengono in ospedale perché informiamo le famiglie". Cioè: quasi sempre passa.

A volte esagero e svengo, anche due o tre volte di fila. Perdo il controllo e parto con la testa. Finalmente non c'è mia madre che rompe, o mio padre che urla perché ha perso l'ennesimo lavoro. Ci sono soltanto io: libera da tutto e tutti". Di queste storie è affollata Internet. Basta entrare nella comunità di Facebook e digitare la parola 'sbronza'.

Oppure trovi il gruppo di 'Quelli per cui l'alcol è il primo nemico Scrive Marco: "Ecco Io la più grande botta che mi sono preso è stato al compleanno di un amico. Mi sono sparato un litro e mezzo di sangria, due bottiglie di spumante e non so che altro. Ho vomitato a letto mentre dormivo e ho svegliato tutti in casa.

Quando alle quattro di notte i miei sono entrati in camera, ero incosciente. Stavo per affogare nel vomito. E ovviamente, il giorno dopo, amnesia totale Si potrebbe pensare: i ragazzi, minori e non, hanno sempre bevuto. Magari un po' meno, magari senza l'attenzione dei giornali addosso. Chi produce alcolici agisce on line, crea consenso indotto, spara input suggestivi. E finisce l'opera con la pubblicità, abbinando l'alcol a immaginari vincenti.

Anche perché i minori bevono già 'consapevolmente': vogliono stravolgersi e alcolismo di gioventù questo l'alcol come una droga". L'altro giorno, ad esempio, sono andata sul sito della Campari.

Volevo vedere se c'era qualcosa di nuovo da bere. Di solito mi faccio calette di vodka e Red Bull, che aiuta a stare sveglia, ma avevo voglia di cambiare. Sotto c'erano due pulsanti: uno per i minori e l'altro per gli over Ho premuto alcolismo di gioventù questo secondo, ho inserito la data di nascita di mia madre e sono entrata alla grande. Non è assurdo? Ma non è l'unica stranezza, sul fronte dell'alcol.

Un altro paradosso lo segnala il dottor Gatti: "Con la legge del è stata creata la Consulta nazionale dell'alcol. E da chi è composta, oltre che da medici qualificati e addetti ai lavori? Da un rappresentante delle associazioni di produttori e venditori di alcol". Incredibile, dicono i medici: "Come se nella consulta sulla droga ci fosse un trafficante colombiano Polemiche a parte, c'è un punto sul quale concordiamo tutti, studiosi, produttori e Organizzazione mondiale della sanità: i ragazzi con meno di 15 anni non devono assolutamente bere alcolici.

Lo ribadiamo di continuo. Anche per una ragione pratica: non vogliamo pubblicità negativa". Intanto, le notti italiane sono affollate di minorenni ubriachi. Alcolismo di gioventù questo decolla il pomeriggio con l'happy hour a base di cocktail o ready to drink mix alcolici in bottiglietta e si atterra a notte fonda con assortimenti vari.

L'Istat specifica che le bevande più diffuse nella fascia anni sono birra 18,6 per centoaperitivi 15,2vino 11,7amari 6,2 e superalcolici 7,7. Un affare da milioni di euro che non conosce crisi.

Oppure seguire i quattordicenni alcolismo di gioventù questo che, alle Colonne di San Lorenzo, fanno collette per comperare cocaina. O ancora, sbarcare un sabato qualunque nel centro di Vicenza, dove gli under 18 si trovano dopo cena a strabere. Ciondolano davanti all'Ovosodo, al Grottino o all'Osteria Cancelletto, con i bicchieri in mano e le espressioni stranite. Logico che fondono: bevono, tirano coca e non andrebbero mai a dormire". Mirko, Leo e Stefania, per esempio, all'una di notte hanno finito il giro dei locali vicentini.

Sono brilli, un po' fumati, ma hanno ancora voglia di alcol. Poi s'attacca a una bottiglia di plastica da un litro e mezzo piena di liquido verdastro. Non temono alcolismo di gioventù questo diventare alcolisti. Bevono soltanto nel fine settimana : "Per gioco, per dare il meglio in compagnia", dicono. Eppure è questa, ricorda Scafato dell'Istituto superiore della sanità, la strada maestra verso la dipendenza: "Il problema è dialogare, con questi ragazzini. Renderli consapevoli dei rischi.

E ragionare, intanto, con le strutture di analisi e prevenzione: dalla Consulta ai servizi territoriali, fino alle associazioni volontarie". In pratica, quello che avverrà il 20 e 21 ottobre a Roma nella prima Conferenza nazionale sull'alcol.